Anche la struttura del quarto nuovo, in apparenza rigorosamente
simmetrica, si adegua alla necessità di equilibrio degli assi in corrispondenza del
cortile, con qualche compromesso, dovuto all'inserimento con il corpo di fabbrica più
antico; il porticato, a tre fornici, è così leggermente traslato rispetto all'asse di
simmetria dell'edificio, per essere viceversa al centro della fronte corrispondente al
cortile.
È probabile
che la cascina era più estesa di quella che ci si presenta oggi: essa doveva infatti
essere simmetrica rispetto all'attuale portico e comprendere così altre quattro camere
là dove ora è parte del palazzo.
Osservando
questo palazzo sembra che la tipologia tipicamente urbana del blocco su strada sia stata
trasposta da una via cittadina e trapiantata senza variazioni nella campagna lainatese.
Nel complesso
questo edificio, privo di sfrangiature e di logge, si presenta con una compattezza e
rigidità di contorni, tale da farcelo pensare come poco atto al luogo ove sorge,
ritenendo la sua struttura assai più indicata per un palazzo di città, che non per una
villa di campagna.
Il palazzo è
ancora memore del rinascimento Aureo nella ricerca di effetti grandiosi per mezzo di masse
imponenti, di belle proporzioni e di scompartizioni piacevoli all'occhio, pur tuttavia
alcuni elementi e decorazioni rivelano un gusto già decisamente barocco, denunciato, per
esempio, dai timpani arcuati a cuspide e delle finestre e dalla forma sinuosa possente
delle mensole a voluta, che svolgono la funzione decorativa di coronamento dell'intero
palazzo.
La libera
interpretazione delle forme, che sembra essere uno degli embrioni del rococò maturo ed
europeo, nasce con il nome di barocchetto lombardo, di cui il palazzo di Lainate è
tangibile testimonianza.
Il barocchetto
è un fenomeno soprattutto lombardo e viene definito quell'accezione ornata, incessante di
motivi decorativi, che tuttavia rifuggono dalla fluidità plastica del rococò; non deriva
dal Borromini, bensì dalla Spagna (il cosiddetto stile plateresco, facsimile dello stile
ornamentale italiano). Basando la propria espressività esclusivamente
sull'ornamentazione, il barocchetto è dato da un infittirsi di motivi.
La
sensibilizzazione plastica delle superfici, proprie di questo stile, che avviene
principalmente negli interni, non raggiungerà mai i massimi valori estetici nel palazzo.
Il palazzo
rimane senza dubbio di una austerità sempre più classica perché mantiene un proprio
equilibrio nel trattamento già rococò della superficie, per l'ornato chiaroscurale delle
finestre ottenuto con il cotto (solo i timpani in arenaria si staccano dal fondo di
facciata, creando una cromia che rompe la monotonia dell'insieme) e per la sostituzione
rispetto a tante ville coeve dei plastici di facciata con una fiorita e raffinata
lavorazione in ferro battuto raffigurante al centro l'emblema dei Visconti.
Un dato
caratteristico delle ville milanesi del periodo è quello di ostentare quasi volutamente
una grande semplicità nella decorazione esterna così da sottolineare la differenza con
l'architettura colta del capoluogo.
In ogni campo
dell'arte la Lombardia teresiana conserva il suo carattere schivo ed introverso che, a
causa anche dei fattori climatici, porta i nobili ad abbellire all'interno i loro palazzi.
Di questo pregio il palazzo di Lainate non sembra essere particolarmente dotato (la
fattura dell'ornato è buona ma non eccezionale), ma con ciò riesce a mantenere quella
coerenza di linguaggio che la semplicità di vita e di costumi nell'architettura della
villa lombarda ha sempre ispirato.
Il nuovo
palazzo si discosta nettamente dalla tradizione architettonica lombarda, non solo dal
complesso cinquecentesco in cui si inseriva, ma anche dalle forme auliche barocche allora
in voga nelle ville della provincia milanesi. Semmai assistiamo ad una migrazione nel
milanese di una sensibilità cromatica e decorativa di origine piemontese soprattutto
nella ostentata volontà di lasciare a vista la rossa muratura in cotto (nata, oltretutto,
dalla banale necessità di rinunciare all'intonaco di facciata dei palazzi per permettere
il finanziamento di altre opere pubbliche della dinamica Torino sabauda), che contrasta
visibilmente con le leggere modanature a pagoda dei timpani delle finestre in pietra.
Forse memori
della lezione raffaellesca di villa Madama (per la concezione della villa suburbana), le
tendenze lombarde riprendono le invenzioni del mezzanino, della fascia di raccordo con
riquadri al di sotto delle finestre e delle logge che, con palazzo Branconio dell'Aquila a
Roma, il maestro aveva introdotto nella tipologia edilizia del palazzo nobiliare.
La sua
muratura, piuttosto compatta di forti mutamenti chiaroscurali, si presenta in mattoni
faccia a vista, nel caratteristico colore bruno-rosso patinato dal tempo, interrotto solo
dai leggeri ed arcuati timpani baroccheggianti delle finestre, in pietra grigia, e dallo
sporgente rinascimentale cornicione a modiglioni.
Dovendo
affacciarsi ad est sulla corte e ad ovest e a nord sul giardino il palazzo di Lainate deve
discostarsi dalla tipologia urbana, inserendo ad est un portico con archi alla serliana e
colonne tuscaniche binate (altro omaggio all'architettura classica e ricalcanti le misure
di quelle del corpo cinquecentesco) e ad ovest la lieve conformazione ad U tipicamente
lombarda che dialoga invece in un modo un po' introverso con il teatro naturale
prospiciente.
Altre anomalia
rispetto alla tradizione lombarda sono il mancato collegamento tra portico e salone,
dovuto forse allo slittamento del portico, e la collocazione dello scalone in posizione
secondaria e comunque non a diretto contatto del porticato; quest'ultima soluzione fu
suggerita, forse, dalla preesistenza di un altro scalone al termine del più antico
portico cinquecentesco.
Uno degli
aspetti più peculiari del rococò italiano e lombardo è la fervida attività di
maestranze anonime, ma altamente specializzate, dirette da altrettanto intraprendenti
architetti di fama locale. La loro libera interpretazione delle forme, svincolata dalla
tradizionale osservanza agli ordini classici, li porta ad esercitarsi con una grazia (non
ancora compassata) sulla definizione degli spazi (per lo più di interni) e degli spartiti
di facciata: sembra che nella decorazione delle ville riescano ad esprimere, al di là di
ambizioni di protagonismo, la loro libertà nell'estro artistico, senza mai cadere nella
trappola dell'eccessiva ridondanza di effetti plastici.
Tipico delle
ville barocchette rococò è il cantiere artigianale: di questa tendenza sembra essere
stata investita anche Lainate, dato che sino ad ora non si sono rinvenuti né disegni né
documenti d'epoca che attestino la paternità dell'opera a qualche architetto locale
dell'epoca.
Una parete
muraria è verso il cortile forata dal portico a tre arcate, poggianti su gruppi di tre
pilastri disposti in triangolo, così che all'esterno appaiano come binati e perciò
simili a quelli dell'altro portico. Sotto ad esso le volte sono a crociera. La vera
facciata si trova però dalla parte opposta, verso il giardino. Su di essa il grande
numero di finestre, il balcone, le portefinestre del piano terreno, la fascia orizzontale
lievemente rilevata sotto le finestre del primo piano, uniti alla leggera sporgenza dei
due corpi laterali, che gli conferiscono una forma di pianta ad U, danno un maggior
movimento all'insieme, liberandolo da quella sensazione di pesante e gravoso che si nota
dall'altra parte. Forse ciò è dovuto anche al maggior respiro datole dall'aprirsi del
giardino. Da questa parte si nota una mancanza di simmetria rispetto all'asse centrale del
palazzo: le finestre di destra hanno la decorazione a mattoni sotto il timpano eseguita in
modo diverso rispetto a quella delle finestre di sinistra e la parte sporgente di destra
è più piccola di quella di sinistra. Tutto ciò potrebbe far pensare ad una esecuzione
in due tempi dell'edificio.
L'edificio
poggia su larghi muri di base che ne stabiliscono il perimetro e formano l'ampia cantina
nei due corpi laterali e verso il fronte del giardino, tra il piano terra e il primo, vi
sono dei mezzanini, visibili all'esterno per l'aprirsi di tre finestrelle appena sotto la
fascia segna piano. Il piano nobile è contrassegnato dalla suddetta fascia, dalle lunghe
finestre e dai timpani ad archi. In esso, nella parte centrale, sempre verso il giardino,
due sale si affacciano su di un balcone, mentre verso il cortile a sei finestre risponde
il grandioso salone da ballo che misura mt 24 di lunghezza, mt 7 di larghezza, mt 8,65 di
altezza, comprende cioè due piani. Esso termina con una volta a botte, e presenta ai due
estremi sinuose balaustre, sorrette ognuna da sei cariatidi in gesso.
L'apparato
decorativo che la famiglia Litta si incaricò di far eseguire, una volta preso possesso
della villa si esprime anche in un breve saggio di arte scultorea. L'intervento,
attrabuito cronologicamnete ai primi anni dell'Ottocento, riproduce negli agili corpi dei
giovinetti, che sorreggono la mensola in pietra naturale dei balconcini della galleria,
tutto l'estro ed il candore artigiano dello stucco.
Anche la
struttura del quarto nuovo, in apparenza rigorosamente simmetrica, si adegua alla
necessità di equilibrio degli assi in corrispondenza del cortile, con qualche
compromesso, dovuto all'inserimento con il corpo di fabbrica più antico; il porticato, a
tre fornici, è così leggermente traslato rispetto all'asse di simmetria dell'edificio,
per essere viceversa al centro della fronte corrispondente al cortile.
È probabile
che la cascina era più estesa di quella che ci si presenta oggi: essa doveva infatti
essere simmetrica rispetto all'attuale portico e comprendere così altre quattro camere
là dove ora è parte del palazzo.
Osservando
questo palazzo sembra che la tipologia tipicamente urbana del blocco su strada sia stata
trasposta da una via cittadina e trapiantata senza variazioni nella campagna lainatese.
Nel complesso
questo edificio, privo di sfrangiature e di logge, si presenta con una compattezza e
rigidità di contorni, tale da farcelo pensare come poco atto al luogo ove sorge,
ritenendo la sua struttura assai più indicata per un palazzo di città, che non per una
villa di campagna.
Il palazzo è
ancora memore del rinascimento Aureo nella ricerca di effetti grandiosi per mezzo di masse
imponenti, di belle proporzioni e di scompartizioni piacevoli all'occhio, pur tuttavia
alcuni elementi e decorazioni rivelano un gusto già decisamente barocco, denunciato, per
esempio, dai timpani arcuati a cuspide e delle finestre e dalla forma sinuosa possente
delle mensole a voluta, che svolgono la funzione decorativa di coronamento dell'intero
palazzo.
La libera
interpretazione delle forme, che sembra essere uno degli embrioni del rococò maturo ed
europeo, nasce con il nome di barocchetto lombardo, di cui il palazzo di Lainate è
tangibile testimonianza.
Il barocchetto
è un fenomeno soprattutto lombardo e viene definito quell'accezione ornata, incessante di
motivi decorativi, che tuttavia rifuggono dalla fluidità plastica del rococò; non deriva
dal Borromini, bensì dalla Spagna (il cosiddetto stile plateresco, facsimile dello stile
ornamentale italiano). Basando la propria espressività esclusivamente
sull'ornamentazione, il barocchetto è dato da un infittirsi di motivi.
La
sensibilizzazione plastica delle superfici, proprie di questo stile, che avviene
principalmente negli interni, non raggiungerà mai i massimi valori estetici nel palazzo.
Il palazzo
rimane senza dubbio di una austerità sempre più classica perché mantiene un proprio
equilibrio nel trattamento già rococò della superficie, per l'ornato chiaroscurale delle
finestre ottenuto con il cotto (solo i timpani in arenaria si staccano dal fondo di
facciata, creando una cromia che rompe la monotonia dell'insieme) e per la sostituzione
rispetto a tante ville coeve dei plastici di facciata con una fiorita e raffinata
lavorazione in ferro battuto raffigurante al centro l'emblema dei Visconti.
Un dato
caratteristico delle ville milanesi del periodo è quello di ostentare quasi volutamente
una grande semplicità nella decorazione esterna così da sottolineare la differenza con
l'architettura colta del capoluogo.
In ogni campo
dell'arte la Lombardia teresiana conserva il suo carattere schivo ed introverso che, a
causa anche dei fattori climatici, porta i nobili ad abbellire all'interno i loro palazzi.
Di questo pregio il palazzo di Lainate non sembra essere particolarmente dotato (la
fattura dell'ornato è buona ma non eccezionale), ma con ciò riesce a mantenere quella
coerenza di linguaggio che la semplicità di vita e di costumi nell'architettura della
villa lombarda ha sempre ispirato.
Il nuovo
palazzo si discosta nettamente dalla tradizione architettonica lombarda, non solo dal
complesso cinquecentesco in cui si inseriva, ma anche dalle forme auliche barocche allora
in voga nelle ville della provincia milanesi. Semmai assistiamo ad una migrazione nel
milanese di una sensibilità cromatica e decorativa di origine piemontese soprattutto
nella ostentata volontà di lasciare a vista la rossa muratura in cotto (nata, oltretutto,
dalla banale necessità di rinunciare all'intonaco di facciata dei palazzi per permettere
il finanziamento di altre opere pubbliche della dinamica Torino sabauda), che contrasta
visibilmente con le leggere modanature a pagoda dei timpani delle finestre in pietra.
Forse memori
della lezione raffaellesca di villa Madama (per la concezione della villa suburbana), le
tendenze lombarde riprendono le invenzioni del mezzanino, della fascia di raccordo con
riquadri al di sotto delle finestre e delle logge che, con palazzo Branconio dell'Aquila a
Roma, il maestro aveva introdotto nella tipologia edilizia del palazzo nobiliare.
La sua
muratura, piuttosto compatta di forti mutamenti chiaroscurali, si presenta in mattoni
faccia a vista, nel caratteristico colore bruno-rosso patinato dal tempo, interrotto solo
dai leggeri ed arcuati timpani baroccheggianti delle finestre, in pietra grigia, e dallo
sporgente rinascimentale cornicione a modiglioni.
Dovendo
affacciarsi ad est sulla corte e ad ovest e a nord sul giardino il palazzo di Lainate deve
discostarsi dalla tipologia urbana, inserendo ad est un portico con archi alla serliana e
colonne tuscaniche binate (altro omaggio all'architettura classica e ricalcanti le misure
di quelle del corpo cinquecentesco) e ad ovest la lieve conformazione ad U tipicamente
lombarda che dialoga invece in un modo un po' introverso con il teatro naturale
prospiciente.
Altre anomalia
rispetto alla tradizione lombarda sono il mancato collegamento tra portico e salone,
dovuto forse allo slittamento del portico, e la collocazione dello scalone in posizione
secondaria e comunque non a diretto contatto del porticato; quest'ultima soluzione fu
suggerita, forse, dalla preesistenza di un altro scalone al termine del più antico
portico cinquecentesco.
Uno degli
aspetti più peculiari del rococò italiano e lombardo è la fervida attività di
maestranze anonime, ma altamente specializzate, dirette da altrettanto intraprendenti
architetti di fama locale. La loro libera interpretazione delle forme, svincolata dalla
tradizionale osservanza agli ordini classici, li porta ad esercitarsi con una grazia (non
ancora compassata) sulla definizione degli spazi (per lo più di interni) e degli spartiti
di facciata: sembra che nella decorazione delle ville riescano ad esprimere, al di là di
ambizioni di protagonismo, la loro libertà nell'estro artistico, senza mai cadere nella
trappola dell'eccessiva ridondanza di effetti plastici.
Tipico delle
ville barocchette rococò è il cantiere artigianale: di questa tendenza sembra essere
stata investita anche Lainate, dato che sino ad ora non si sono rinvenuti né disegni né
documenti d'epoca che attestino la paternità dell'opera a qualche architetto locale
dell'epoca.
Una parete
muraria è verso il cortile forata dal portico a tre arcate, poggianti su gruppi di tre
pilastri disposti in triangolo, così che all'esterno appaiano come binati e perciò
simili a quelli dell'altro portico. Sotto ad esso le volte sono a crociera. La vera
facciata si trova però dalla parte opposta, verso il giardino. Su di essa il grande
numero di finestre, il balcone, le portefinestre del piano terreno, la fascia orizzontale
lievemente rilevata sotto le finestre del primo piano, uniti alla leggera sporgenza dei
due corpi laterali, che gli conferiscono una forma di pianta ad U, danno un maggior
movimento all'insieme, liberandolo da quella sensazione di pesante e gravoso che si nota
dall'altra parte. Forse ciò è dovuto anche al maggior respiro datole dall'aprirsi del
giardino. Da questa parte si nota una mancanza di simmetria rispetto all'asse centrale del
palazzo: le finestre di destra hanno la decorazione a mattoni sotto il timpano eseguita in
modo diverso rispetto a quella delle finestre di sinistra e la parte sporgente di destra
è più piccola di quella di sinistra. Tutto ciò potrebbe far pensare ad una esecuzione
in due tempi dell'edificio.
L'edificio
poggia su larghi muri di base che ne stabiliscono il perimetro e formano l'ampia cantina
nei due corpi laterali e verso il fronte del giardino, tra il piano terra e il primo, vi
sono dei mezzanini, visibili all'esterno per l'aprirsi di tre finestrelle appena sotto la
fascia segna piano. Il piano nobile è contrassegnato dalla suddetta fascia, dalle lunghe
finestre e dai timpani ad archi. In esso, nella parte centrale, sempre verso il giardino,
due sale si affacciano su di un balcone, mentre verso il cortile a sei finestre risponde
il grandioso salone da ballo che misura mt 24 di lunghezza, mt 7 di larghezza, mt 8,65 di
altezza, comprende cioè due piani. Esso termina con una volta a botte, e presenta ai due
estremi sinuose balaustre, sorrette ognuna da sei cariatidi in gesso.
L'apparato
decorativo che la famiglia Litta si incaricò di far eseguire, una volta preso possesso
della villa si esprime anche in un breve saggio di arte scultorea. L'intervento,
attrabuito cronologicamnete ai primi anni dell'Ottocento, riproduce negli agili corpi dei
giovinetti, che sorreggono la mensola in pietra naturale dei balconcini della galleria,
tutto l'estro ed il candore artigiano dello stucco. |