Il Novecento: l'ultimo secolo di storia della Villa
Ignazio Weill Weiss, suddito austriaco, ammesso con decreto del 22 settembre 1860 di Vittorio Emanuele II alla cittadinanza sarda, e probabilmente uno dei banchieri dei Savoia e dagli stessi ottiene il Baronato di Lainate. Alcune fonti sostengono invece che il suo arrivo nel Regno di Sardegna non sia legato strettamente alla professione intrapresa nel Lombardo Veneto ma sia "fuggiasco" dall'Austria per un ammanco di 60 milioni (di allora). Anche se il Barone Weill Weiss vive prevalentemente a Torino e gli interessi a Lainate sono curati dai suoi agenti, la Villa è riaperta e torna a vivere. Ignazio Weill Weiss diventa Sindaco di Lainate, carica pubblica che ricopre sino alla sua morte (5 febbraio 1900).
A lui succede il figlio, Barone Giuseppe, per cinque legislature deputato al Parlamento italiano per il collegio di Rho (dal 1893 al 1904), soggetto a vivaci contestazioni per la sua origine austriaca, per la sua scarsa assiduità alle sedute della Camera e al centro delle forti lotte politiche che negli anni del "ne elettori ne eletti" e il rescritto della Sacra Penitenzieria vaticana "...attentis, omnibus circumstantiis, Non Expedit..." (Papa Pio IX) vedono contrapporsi cattolici e laici.
I duri anni che segnano la vita della gente ad inizio di secolo e le drammatiche conseguenze della Prima Guerra Mondiale che si ripercuotono pesantemente sulle popolazioni più povere danno l'avvio ad una intensificazione dell'allevamento del baco da seta che già negli ultimi decenni del secolo appena trascorso allevia le misere condizioni di vita nelle contrade lombarde.
Per tutta la primavera e ogni primavera, donne e fanciulli sono quotidianamente impegnati nella raccolta delle foglie per nutrire le larve del baco. Per un'oncia di semi-bachi (30 grammi), corrispondenti a circa 40.000 uova, occorrono circa 800 chili di foglie di gelso. Le "bigattiere" dovevano essere "asciutte, calde, ariose" e se tutto va bene, finalmente arrivano i denari sufficienti a pagare parte del debito contratto con la bottega del prestino.
Una lettera della Soprintendenza ai Monumenti di Lombardia del 29 maggio 1918 a firma del Soprintendente, riporta ..."Da tempo tutta la estesa proprietà di Lainate del Barone Weil-Weiss (sic) sarebbe passata in proprietà del Rag. Riboni di Saronno, il quale intendeva di frazionarla in piccoli lotti a scopo di speculazione. Era sua intenzione, poi di vendere per poco o anche di cedere gratuitamente la Villa a qualche Istituto. Pare che la speculazione, in seguito alla guerra sia venuta a mancare. …Il Comitato Regionale della Croce Rossa, dopo il fatto di Caporetto, fece richiesta di locali per raccogliere il materiale degli ospedali del Veneto e, nella circostanza, il Rag. Riboni metteva a disposizione del comitato l'edificio di Lainate ..." ed una successiva datata 21 giugno 1918 dello stesso scrivente dice "... Confermo che la Villa (cioè il Palazzo ed il Parco) fu acquistata nell'autunno del 1917 dal Sig. Rag. Erminio Riboni di Saronno insieme ai fondi annessi, e che quindi il venditore Barone Dott. Giuseppe Weil Weiss, non avendone fatta denuncia, contravvenne all'art.5 della Legge 20 giugno 1909, giacché l'interesse dell'Edificio e del Parco gli furono notificati. Confermo pure che attualmente il fabbricato è, in parte, in uso alla Croce Rossa come deposito di materiali, ed è, nella rimanente parte, vuoto ed affatto spoglio. Altri locali, come negli anni precedenti, presentano tuttora l'aspetto di locali adibiti agli usi agricoli, specie per l'allevamento dei bachi da seta.... ".
Erminio Riboni è il ragioniere contabile della casa Weill Weiss. Da questo momento la Villa che con l'abbandono dei Litta aveva conosciuto le prime vendite e spoliazioni inizia un inarrestabile declino. Il Riboni, divenuto ricco proprietario terriero, sarà, nel 1923, nominato Sindaco e successivamente Podestà di Lainate, accende sulla Villa una notevole ipoteca bancaria e vende nel 1932 la proprietà al Cav. Alberto Toselli.
Alberto Toselli, ricco industriale alimentare bolognese e discendente del Maggiore Toselli, sfortunato protagonista della tragica battaglia di Adua (1896), compie i primi interventi di salvaguardia e di ripristino, ferma il degrado, ridà decoro alla Villa e con l'arch. Giuseppe Tramajoni effettua interventi di sistemazione e sviluppa gli ultimi notevoli mutamenti nel Giardino.
Le costose opere di manutenzione e di funzionamento e le difficoltà che porteranno alla seconda guerra mondiale inducono la famiglia Toselli a trasferire la propria residenza dalla Villa in un edificio di nuova costruzione nel vicino podere nel quale e avviata con successo la coltivazione delle orchidee. Nel corso del conflitto mondiale nella Villa si avvicendano reparti degli eserciti tedesco ed americano. Negli anni sessanta si ripropone il tentativo di frazionamento che era stato tentato da Riboni. Il Consiglio Comunale di Lainate boccia la proposta presentata e con un documento del 13 giugno 1969 esprime la propria volontà d'acquisizione che viene concretizzata con l'atto notarile del 4 marzo 1971.
Sino al 1975 la Villa rimane chiusa. In quell'anno l'Amministrazione Comunale apre ai lainatesi una prima parte del parco e, compiuti alcuni lavori indifferibili, destina i locali al piano terra dell'edificio del '700 a spazi pubblici, biblioteca, sale consigliare e uffici che, nel tempo, troveranno altre collocazioni.
I lainatesi hanno sempre "vissuto" la Villa con un certo distacco e quasi con indifferenza. L'alto muro seicentesco di recinzione come esigevano i rigidi canoni controriformisti, l'impossibilita di accedere ai giardini se non nelle rarissime occasioni concesse da Pompeo Litta per rendere omaggio alla bellezza di Camilla Lomellini oppure all'inizio del novecento, quando il Barone Weill Weiss permette di godere del parco e dei "giochi d'acqua", dietro pagamento di un biglietto d'ingresso il cui ricavato, detratte le spese per "sottrazioni" ed atti vandalici, è destinato all'erigendo Asilo Comunale, ed ancora la funzione della Villa come luogo destinato solo ai "signori", fanno si che il complesso monumentale sia come avulso dalla realtà locale.
Nel 1980, su sollecitazione del Comune di Lainate, la Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici di Milano "riscopre" Villa Borromeo Visconti Litta e il suo patrimonio d'arte, inserisce gli edifici e i giardini nei programmi di intervento del Ministero dei Beni Ambientali e da avvio a lavori sistematici di restauro che, con interventi volti al rifacimento dei tetti e all'eliminazione delle infiltrazioni d'acqua, salvano il Ninfeo e i suoi irripetibili mosaici dal crollo e dalla loro perdita.
La proposizione di un progetto di interventi per lotti funzionali e la sollecitudine di soggetti privati in accordo con l'Amministrazione Comunale e la Soprintendenza, consentono opere mirate di recupero conservativo.
Nel 1990 la maggior parte dei giardini destinata a parco pubblico è liberamente accessibile e, nell'estate di quell'anno, con la collaborazione di un gruppo di volontari, l'Amministrazione Comunale apre le parti restaurate del Ninfeo.
Il successo è immediato e notevole. L'interesse cresce e, nel 1992, le guide e i fontanieri volontari si costituiscono in Associazione Amici Villa Litta di Lainate e con il Comune, la Provincia di Milano e la Soprintendenza ai Beni Ambientali, danno inizio a visite guidate e culturali secondo un programma sistematico concordato.
Nello stesso anno l'Amministrazione Comunale con un proprio progetto di restauro, di valorizzazione e pieno utilizzo del Ninfeo di Villa Litta accede alla L.R. 33/91 FRISL della Regione Lombardia.
Nel 1996, settembre, in Villa Visconti Borromeo Arese Litta, di nuovo, i giochi d'acqua riprendono a mormorare...
La Villa timidamente si ridesta e i cittadini cominciano a conoscerla.

